Quante volte, pensando al tatuaggio, sei stato frenato dall’idea che non solo possa farti male l’esecuzione, ma anche dalla paura che l’avere un tatuaggio potesse in qualche modo nuocere alla tua salute?

Da decenni i mass media ci bombardano con il terrorismo psicologico:

“i tatuaggi fanno male alla salute!!!” – “nanoparticelle!!!” – “colore tossico!!!” – “la peste bubbonica!!!”…

Ne hanno parlato perfino al TG1 qualche giorno fa, in maniera confusa ed imprecisa come al solito.

NON E’ COSI’.

Diamo innanzitutto per scontato che tu ti rivolga abitualmente a professionisti del settore, operatori che mai si sognerebbero di esporti a pratiche o materiali che non siano i più sicuri presenti sul mercato, in modo di ridurre a ZERO i rischi derivanti da questa pratica.

 

1) TATUARSI FA BENE AL CORPO.

Prendiamo in considerazione l’azione dell’ago sulla pelle e dell’inchiostro che esso inocula, e ricostruiamo quali sono le conseguenze benefiche per il nostro corpo:

1-Dal punto di vista fisiologico, l’inserimento di un corpo estraneo nella pelle, stimolandola con un ago che appunto inserisce un pigmento, mette inizialmente in crisi l’organismo e il sistema immunitario, che si trovano a dover fronteggiare una situazione insolita.

2-Appena fatto il tatuaggio, l’organismo reagisce da subito guarendo la pelle ferita, ma contemporaneamente analizza la sostanza introdotta nelle cellule epiteliali, cercando di decidere se si tratti di un corpo estraneo malevolo o tollerabile.

Quindi dapprima cerca di eliminare il pigmento, tant’è che nei primi giorni è possibile che il tatuaggio spurghi un po’ di colore, ma poi, ultimato il processo di analisi, lo ingloba e lo accoglie come parte del corpo.

3-Fermo restando il fatto che il tatuaggio venga curato in modo da escludere assolutamente il pericolo di infezioni e complicazioni, comunque assai rare, è scientificamente descritto, come dimostra una ricerca del prof. Cristopher Dana Lynn, professore di Antropologia

all’ Università dell’Alabama, pubblicata sulla rivista America Journal of Human Biology, che il tatuaggio porta ad una stimolazione del sistema immunitario, che alla lunga- cioè se i tatuaggi sono più di uno- lo rafforza e lo mantiene in allenamento, innalzando significativamente i livelli di immunoglobulina A, similmente ad una vera e propria vaccinazione.

 

2) TATUARSI FA BENE ALLA MENTE.

Anche dal punto di vista del benessere psico-fisico, i tatuaggi hanno effetti positivi, provocando una reazione simile a quella provocata dall’attività fisica e lo sport, inducendo nel corpo un senso di benessere generale e innalzando la resistenza allo stress.

La produzione di endorfine che il corpo mette in atto durante il tatuaggio, reazione diretta al dolore, alla lunga, innalza anche la resistenza al dolore fisico in generale.

In pratica, chi ha tanti tatuaggi è meno portato ad ammalarsi e sopporta meglio lo stress!!!

E c’è di più!…

I bei tatuaggi, quelli belli e fatti bene, non quelli che ti fanno assomigliare ad una panchina vandalizzata di un parco di periferia, migliorano di molto l’autostima e sono molto utili per risolvere problemi di insicurezza e timidezza.

Qui entra in gioco la nostra esperienza diretta, sia di vita vissuta che lavorativa.

Confrontandoci fra colleghi abbiamo convenuto del fatto che in molti abbiamo visto clienti molto timidi ed insicuri trasformarsi nel tempo in persone sicure e spigliate, andando pari passo con le sedute di tatuaggio.

Un processo questo magari durato qualche anno, e curiosamente che non si è mai svolto al contrario.

Ovviamente non vogliamo sostituirci agli psichiatri, ma se il problema non è patologico diciamo che il tatuarsi ci dà una “bella botta di vita”!

 

3) TATUARSI FA BENE ALL’ANIMA.

Ti sei mai chiesto (o chiesta), che tu abbia o meno tatuaggi, in quali momenti della nostra vita ci viene voglia di tatuarci, e da cosa questo possa dipendere?

Visto che facciamo i tatuatori da molti anni, abbiamo avuto la possibilità di conoscere moltissime persone e le loro motivazioni: la maggior parte di esse hanno scelto di farsi un tatuaggio in un momento importante della loro vita, e hanno sentito l’esigenza di metterci al corrente del significato del loro gesto.

Quando ci troviamo di fronte ad un lutto, a una nuova impresa o un cambiamento importante o drastico, spesso ci accorgiamo che gli strumenti messi a disposizione dalla società per celebrarlo non bastano.

Una cerimonia standardizzata, organizzare una festa con amici e parenti, la condivisione del momento sui social media non sono sufficienti: noi sentiamo che il nostro vissuto è importante, e per fissare indelebilmente il momento vogliamo portarlo sulla pelle tutta la vita,ricordandolo

per sempre.

Questa sublimazione dell’accaduto ci permette così di essere più sereni, di lasciare andare o comprendere ciò che ci è successo, e di voltare pagina e ricominciare, più forti di prima.

Nella nostra società consumistica ed impersonale sentiamo molto la mancanza di vere celebrazioni nei momenti di passaggio e trasformazione della vita; questo ha inevitabilmente portato alla ricerca di nuove forme di spiritualità ed autoaffermazione, in cui il tatuaggio si inserisce perfettamente.

Se diamo un’occhiata alla storia passata dell’uomo, e se ci soffermiamo ad

osservare le comunità intoccate dalla nostra cultura più “moderna”, ci rendiamo conto di come questa pratica abbia avuto come ispirazione primordiale proprio la ritualità di guarigione dai mali ed il passaggio

fra le età della vita dell’uomo, testimoniandone le tappe più significative, i grandi gesti o i peccati, proprio per giustificarne visivamente lo status sociale;

nelle culture tribali anche al giorno d’oggi il tatuatore, come nei tempi antichi, non è solo un artista, ma un “sacerdote”, cioè un tramite fra il mondo materiale,abitato da noi, e quello spirituale abitato dagli dei.

Fermi restando i vari modi che abbiamo per manifestare il nostro credo,

alla fine il tatuaggio resta anche un modo per rinforzare la nostra spiritualità, il nostro essere etereo, quella che noi chiamiamo “Anima”.

 

 

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